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Dettagli e perfezione: intervista a Domenico Chirico

Il designer nato in Svizzera ma vissuto a lungi in Italia, trova nel mondo Mediterraneo una delle sue fonti di ispirazione

Il 29 gennaio vi abbiamo parlato delle creazioni Versuschirico, della loro forte personalità stilistica e della loro esclusività.

La linea è ideata da Domenico Chirico, designer nato in Svizzera e vissuto per un periodo nella sua terra di origine, la Sicilia. Da qui l’attrazione per il mondo mediterraneo che è una delle sue fonti di ispirazione. Dopo aver ricevuto presso l’Istituto privato CISAP di Berna, una formazione professionale nel campo del design automobilistico e dei veicoli da competizione, spinto da un forte libertà espressiva, nel 1994 costituisce il suo primo studio. Il suo impegno è diretto a sviluppare un nuovo modo di concepire l’organizzazione del progetto, caratterizzato da un personale stile creativo fatto di inusuali tendenze stilistiche, volte a creare nuovi status symbol. Dopo questa positiva esperienza, nel 2004 fonda l’attuale società “Versuschirico Ltd”.

Luxgallery ha chiesto a Domenico Chirico di parlarci della sua esperienza e del suo concetto di lusso ed esclusività.

La sua formazione professionale nel campo del design automobilistico e dei veicoli da competizione influenza o ha influenzato le sue scelte stilistiche o tecniche nel suo lavoro di designer?
Non opero più da anni per il settore delle auto da competizione, ma è stato un mondo che mia ha portato a pensare e vedere il progetto sotto un’altra ottica.
Il mondo delle competizioni è un’estrema piattaforma d’insegnamento per risolvere problemi e ricercare soluzioni, ti fa vedere le cose in una prospettiva diversa da come siamo abituati vederle o pensarle, specialmente quando i mezzi sono pochi e i risultati da raggiungere ambiziosi. Ed è allora che si dà il meglio trovando soluzioni anche originali e innovative.
Per quanto riguarda il mio stile, è cresciuto e maturato empiricamente nel tempo, attraverso diverse esperienze che a volte mi hanno portato anche a commettere qualche errore.

Ė influenzato in qualche modo nelle sue scelte stilistiche dal cognome simile a quello di un grande artista?
Ho avuto un grande maestro nella mia vita quasi coetaneo a Giorgio De Chirico, mio nonno Domenico. Benché abbiano vissuto realtà molto diverse, devo dire che anche mio nonno fu temperato da momenti non facili della sua vita avendo combattuto la seconda guerra mondiale.
Ed è partendo da quelle esperienze di vita che ho imparato da lui a rispettare, a coltivare interessi diversi e ad essere riflessivo. Ricordandomi sempre che per ottenere risultati e soddisfazioni, per raggiungere proprio quei risultati che alimentano la nostra passione, bisogna essere pronti a sacrificarsi e impegnarsi.

De Chirico è stato sicuramente tra gli artisti italiani che hanno avuto più influenza sull’arte moderna, si pose infatti come obiettivo di “dipingere ciò che non si può vedere”, la concezione metafisica dell’irrazionalità volendo stimolare l’intuizione nell’osservatore. Ed è osservando le mie creazioni che posso affermare che ci sono dei punti in comune con l’artista come tendenza stilistica, ad esempio contemplando il mio mobile contenitore “Yuma”. Molti, vedendolo per la prima volta, mi chiedono informazioni sulla sua funzione, su come vada guardato, da quale punto di vista, come sia meglio posizionarlo…
Non mi dispiace suscitare questo tipo di interrogativi e reazioni così come mi fa piacere che il mio lavoro possa richiamare alla memoria il grande artista.

Qual è il suo concetto di spazio abitativo?
Uno spazio che sia colorato, irruente in certi momenti, ma rigoroso ed essenziale in altri, insomma uno spazio in un certo senso trasformista. In questo spazio mi piace che sia presente un settore senza orpelli e con richiami alla natura in cui potersi rifugiare per rallentarne i ritmi frenetici e ricordare che a volte basta l’essenziale per sentirsi bene.
Amo gli spazi che possano rassicurarci, che soddisfano tutti i nostri sensi, ma soprattutto che ci compensino dopo una giornata frenetica o al contrario troppo piatta. Quindi è solo progettando spazi da vivere profondamente ma soprattutto che vivono con te che a mio parere è possibile offrire l’equilibrio ed il benessere tanto ricercato.

Qual è il suo rapporto con le mode del momento e con l’artigianato artistico?
Il mio rapporto con le mode del momento è molto sereno, ma allo stesso tempo estremamente stimolante, cerco di imprigionare il più possibile gli imput che riesco a raccogliere, li esamino attentamente, ma non mi faccio influenzare.
Ma a volte resto anche sconcertato per la velocità con cui cambiano le tendenze, credo che l’uomo oggi più che mai sia alla ricerca di qualcosa che lo gratifichi, ma appena raggiunge una gratificazione, non riesce ad esserne appagato. Forse anche perché i mezzi di ricerca sono molto avanzati, le offerte allettanti e di pronta consegna, si ottiene tutto e subito, si consuma rapidamente e non si ha il tempo di essere analitici o critici per percepire fino in fondo la bellezza o l’utilità di un oggetto.

Ed è per questo che amo l’artigianato, contemporaneo, futurista o del passato che sia. È solo scegliendolo e apprezzandolo, che possiamo cogliere il LUSSO di esserne partecipi. Esso racconta storie di empiricità e di scoperte fatte per caso, di passioni tramandate di generazione in generazione, della stima che corre da un committente all’altro.

Come scegliete i materiali per la creazione dei vostri prodotti?
Faccio molta ricerca per raggiungere i miei risultati, anche nei modi più inusuali e in molteplici settori. E poi visito frequentemente le fiere più varie, a volte anche non necessariamente del mio settore, e in diversi paesi. Guardarsi intorno è molto stimolante e mi aiuta a trovare idee e soluzioni.
Ed è per un caso che ad esempio ho conosciuto dei fabbri italiani di settima generazione che mi hanno affascinato con i loro racconti sulla lavorazione del Damasco (acciaio speciale con cui si costruivano le spade degli antichi samurai) o il meteorite, materia indubbiamente tutta da scoprire.
Fui incuriosito e allo stesso tempo affascinato. E, dopo una breve visita nei loro laboratori, ho adoperato da subito una prima applicazione su una delle mie ultime creazioni, “Piercing”.

Come è venuta l’idea di recuperare la tecnica della fusione a cera persa per la lavorazione dei metalli?
Secondo me per creare un prodotto esclusivo, oltre alla ricerca delle linee devi adoperarti nell’applicare tecniche di lavorazione anche inusuali, e questo lo puoi conferire solo attraverso metodi o lavorazioni venute dal passato o al contrario ancora in fase di perfezionamento e quindi future.

La cera persa mi sta a cuore perché purtroppo è una tecnica che si sta perdendo, l’aspetto che mi interessa è che dietro di essa c’è la presenza dell’uomo e del suo apporto fondamentale. È una tecnica che ti riporta indietro nel tempo, nelle botteghe artigiane. E attraverso le mie creazioni cerco anche di trasmettere l’emozione di quei momenti, il dialogo, l’apprendimento e lo scambio che c’è con queste persone.

Quali sono i plus della vostra azienda e dei vostri prodotti?
La passione Italiana ed il rigore Svizzero! Mi sembra un buon equilibrio.

Nel vostro settore si risente della concorrenza cinese?
A mio parere se ne risentirà fino a quando noi non smetteremo di lamentarci e la nostra politica non prenderà seriamente in considerazione la questione.
Credo però che in Cina guardino con immenso interesse le opportunità che noi potremmo offrirgli, attraverso il nostro indiscusso patrimonio di cultura, life style, know how.

Qual è la sua idea dell’esclusività?
L’esclusività a mio parere è l’anima dell’opera, quell’anima che gli è stata trasmessa attraverso la passione impiegata nel suo concepimento, quell’emozione che anche nel tempo si racconterà e si farà raccontare.

www.versuschirico.com

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Written by Redazione

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